Conferenza stampa annuale della FINMA, 21 aprile 2026

Relazioni e articoli
Marlene Amstad
2026

Enfasi sulla prevenzione e sulla tecnologia come fattori incisivi del futuro

Gentili Signore, egregi Signori,


vi do un caloroso benvenuto alla Conferenza stampa annuale della FINMA. Purtroppo, anche quest’anno, ci troviamo in un periodo straordinario. Se in passato lo era stato a causa del coronavirus, poi della guerra in Ucraina, ora abbiamo la guerra in Iran. Tutti questi eventi hanno in comune il fatto che incidono sul nostro Paese dall’esterno, sottraendosi all’influenza diretta della Svizzera. Siamo dunque inermi di fronte a tali sviluppi? Assolutamente no, anzi! 


Almeno per quanto riguarda la piazza finanziaria abbiamo – come Svizzera – la possibilità di adottare misure di protezione. Proprio in tempi in cui l’incertezza non è una condizione temporanea, ma la normalità, occorre ribadire più che mai che la risposta migliore alle perturbazioni esterne è quella di adoperarsi internamente per resistere alle crisi. 


Per farlo, non sarà possibile avvalersi di un unico scudo che respinga ogni problema. Servirà piuttosto un insieme di misure. Da anni la stabilità finanziaria è considerata un’interazione tra capitale e liquidità – per un motivo preciso: il capitale assorbe le perdite, mentre la liquidità assorbe lo stress. Questi insegnamenti tratti dalla crisi finanziaria del 2008 restano validi. Tuttavia entrambi da soli – e questo ce lo insegna Credit Suisse – non sono comunque sufficienti.

Promuovere un comportamento corretto attraverso adeguati incentivi normativi

Raramente i numerosi studi e le perizie successivi a una crisi finanziaria sono giunti a un risultato così unanime: il caso Credit Suisse mostra che la cattiva gestione, una debole cultura del rischio e incentivi sbagliati hanno contribuito in maniera sostanziale a una perdita di fiducia. Tipico delle crisi bancarie è l’emergere di problemi nella governance, nel modello operativo e nella cultura, prima che il capitale e la liquidità siano messi sotto pressione. La prevenzione deve dunque partire esattamente da qui. Un aspetto centrale è come ci poniamo e tale comportamento viene influenzato attraverso i giusti incentivi. 


Al momento stiamo applicando coerentemente ed efficacemente gli strumenti messi a disposizione dal legislatore. Nel 90% degli accertamenti in materia di enforcement, la FINMA ripristina la situazione conforme nel giro di circa tre mesi. Tuttavia, per circa il 10% dei casi restanti serve più tempo. Proprio in questi casi la FINMA, ricorrendo agli strumenti attuali, si scontra con limiti normativi. Permettetemi di dirlo in maniera esplicita: non si tratta di scarso rispetto per la FINMA, ma di mancanza di rispetto verso la legge. Proprio per favorire il rispetto in questi casi «renitenti» – passatemi il termine – servono adeguamenti a livello di legge. 


Già nel 2023 avevo chiesto questi nuovi strumenti per la prima volta pubblicamente , dopo che nel 2022 avevamo esposto alla SFI la necessità di intervenire. Mi fa piacere che questo rafforzamento mirato del quadro normativo, dal rapporto TBTF nella primavera 2024, al rapporto della CPI alla fine del 2024, fino ai parametri di riferimento del Consiglio federale nell’estate 2025, sia stato accolto e supportato. 


In senso figurato, la nostra cassetta degli attrezzi oggi è costituita principalmente da un martello – l’enforcement – e da un cartellino rosso – la revoca della licenza, nonché il divieto di esercizio della professione e dell’attività. Di entrambi la FINMA fa ampio uso: dal 2009 l’Autorità ha pronunciato circa 65 divieti di esercizio della professione e dell’attività. Due terzi rientravano nel livello C.


Ciò di cui abbiamo però ancora bisogno, sono strumenti legali che abbiano azione preventiva, in un momento in cui si possano contenere il più possibile i danni a fronte di un onere proporzionalmente ridotto. 


Come una pinza, con la quale definire le responsabilità in modo giuridicamente vincolante. Oppure la facoltà di infliggere multe come avessimo un cartellino giallo, che mostri in modo comprensibile non soltanto per i giuristi, ma anche per la clientela, la comunità di investitori e i collaboratori che un determinato istituto ha violato in modo grossolano le regole. 


E infine vogliamo anche poter mostrare i chiodi piantati con il «martello dell’enforcement» – vale a dire la cosiddetta trasparenza dell’enforcement. Ogni anno in media lo facciamo per 40 volte, ossia concludiamo procedimenti di enforcement – tuttavia 35 di essi restano nascosti come oggi prescritto dal legislatore; tutto questo genera un’impressione sbagliata della vigilanza e va infine a scapito di coloro che si attengono alle regole. 

Non casi di poca rilevanza, bensì gravi violazioni delle norme

Per me è importante ribadire l’orientamento generale che perseguiamo attraverso questi nuovi strumenti. Per la FINMA non si tratta di più regole. Per la FINMA si tratta di maggiori conseguenze in caso di grave violazione delle regole esistenti. Non prendiamo nemmeno in considerazione qui i casi di minore rilevanza, bensì le gravi violazioni delle regole, e anche in questo caso le decisioni della FINMA possono essere verificate su due gradi di giudizio presso i tribunali – il potere giudiziario.  

Rispetto ai 40 controlli in loco presso UBS, circa ogni otto anni uno viene svolto presso piccole banche

Nell’esercizio dei nostri strumenti ci viene spesso rivolta la critica che la FINMA perseguita chi è piccolo, lasciando correre chi è grande. La prendiamo molto sul serio. Tuttavia, dalla statistica inerente al nostro lavoro emerge un quadro diverso. In concreto: UBS è interessata da oltre 40 controlli in loco ogni anno, mentre una piccola banca è sottoposta a un controllo in loco in media soltanto ogni 8-10 anni. La stessa cosa dicasi per i circa 3000 garanti dell’irreprensibilità presso gli istituti assoggettati – di cui una metà costituita da membri del consiglio di amministrazione, mentre l’altra da membri della direzione. Per circa il 30% delle domande concernenti l’irreprensibilità di grandi banche, la FINMA fissa requisiti supplementari. Per le piccole banche questo valore è inferiore al 10%. Siamo consapevoli che dal punto di vista di una piccola banca ogni nostro controllo rappresenta un grosso onere.


Nel quadro del dibattito internazionale concernente l’ammodernamento delle autorità di vigilanza otteniamo inoltre un riscontro molto positivo, poiché siamo gli unici a disporre di un regime per le piccole banche e le piccole imprese di assicurazione. Se prendiamo in considerazione la totalità degli istituti, è chiaro che quelli di grandi dimensioni sono sottoposti a una vigilanza più frequente e approfondita rispetto a quelli più piccoli. Ci orientiamo alle condizioni specifiche del contesto svizzero, continuando ad ampliare il nostro ruolo pionieristico nella proporzionalità laddove opportuno. Quello che non faremo mai, tuttavia, è considerare l’essere piccoli un lasciapassare. Così non si renderebbe servizio a nessuno – né alla Svizzera né all’istituto. 

La questione del capitale non è tecnica, bensì una valutazione politica degli interessi in gioco

Desidero ora spendere due parole sul capitale. Proprio in tempi di incertezza i cuscinetti non sono semplicemente un fattore di costo, bensì una prerogativa per risultare infine vincenti in un contesto di mercato estremamente impegnativo. Ciò emerge chiaramente da una questione ancora aperta del legislatore risalente alla grande crisi finanziaria del 2007/08: la richiesta di eliminare il finanziamento di terzi del capitale proprio (double leverage) non è affatto nuova e diversamente da come viene talvolta esposto non è affatto giustificata solo dalla crisi di Credit Suisse. Il legislatore se ne era già occupato nel 2012/13 – dunque ormai 13 anni fa. Le argomentazioni favorevoli e contrarie sono ben note e rimaste sostanzialmente invariate. 


Il nostro ruolo quale autorità di vigilanza sui mercati finanziari è – oggi come allora – quello di identificare i rischi e constatare nuovamente che di essi può farsi carico solo la banca o il contribuente. La scelta tra queste due opzioni non è invece un compito tecnico e non spetta a un’autorità tecnica come la FINMA. È una valutazione di carattere politico degli interessi in gioco, che compete al legislatore in quanto rappresentante eletto del contribuente.

La tecnologia come fattore incisivo del futuro: il ruolo di primo piano della Svizzera

Signore e Signori, reagire con consapevolezza del passato è importante, ma si deve anche guardare al futuro. Vorrei dunque affrontare un punto che personalmente mi sta molto a cuore. Da oltre 30 anni lavoro in un ambito in cui mercato finanziario e tecnologia si intersecano: mai come oggi sono stata più convinta che la progressiva digitalizzazione del settore finanziario e, di conseguenza, anche della FINMA, sia un fattore decisivo per il futuro. 


L’intelligenza artificiale non è semplicemente solo uno strumento in più – rappresenta un cambiamento fondamentale nei mercati finanziari. Modifica in modo sostanziale il modo in cui interagiamo con le macchine e con i dati, cambiando anche le modalità decisionali. Nell’economia, specialmente nel settore dei servizi finanziari, i modelli operativi basati sull’IA stanno trasformando le catene di creazione del valore. 


Ciò di cui molti non sono ancora, o non pienamente, consapevoli è che in questa evoluzione la Svizzera occupa un posto di prim’ordine. Il motivo è la varietà della sua piazza finanziaria – sia per quanto riguarda l’offerta di prodotti e servizi, sia per le diverse dimensioni e strutture degli operatori. Nel 2025 la FINMA ha indagato nuovamente come le banche, le imprese di assicurazione e i fondi impiegano l’intelligenza artificiale: la maggior parte degli istituti sfrutta l’IA già oggi attivamente nel quotidiano, come nella prevenzione delle truffe, nella gestione del rischio o nel servizio clienti. 


A risultare impressionante è il dinamismo della questione: per ogni applicazione in uso, due sono in fase di sviluppo. Molti puntano su fornitori esterni. Ciò solleva tuttavia anche interrogativi legati ai rischi in ambito di outsourcing e nell’operatività delle applicazioni, che la FINMA continua a seguire da vicino. 


Anche la FINMA porta avanti il proprio percorso di digitalizzazione in maniera coerente. Quale autorità integrata nella nostra piazza finanziaria variegata, la cosiddetta supervisory technology – in breve suptech – costituisce una priorità strategica. Lo scopo della suptech è chiaro: da un lato svolgere le stesse attività di vigilanza svolte oggi, tuttavia in modo più rapido e conveniente. Dall’altro, rendere possibile ciò che è nuovo e un tempo risultava eccessivamente oneroso. 


Un sondaggio globale condotto sotto l’egida della FINMA, che interessa il 75% dei mercati finanziari mondiali, mostra chiaramente che sono specialmente le piccole autorità – come la FINMA – e anche le autorità da Paesi emergenti ad approfittare maggiormente delle nuove tecnologie. Nel quadro del Global IOSCO SupTech Forum, di cui detengo la presidenza, quest’anno saranno attuate diverse iniziative, in cui noi come autorità di vigilanza impareremo le une dalle altre nel contesto della trasformazione digitale.


Signore e Signori, sono di rientro dal vertice del FMI: le sfide globali sono – per usare un eufemismo – enormi. Tuttavia, attraverso adeguamenti normativi mirati atti a rafforzare la prevenzione, nonché l’impiego di tecnologie innovative, saremo in grado di superare efficacemente anche le sfide del futuro.  


Vi ringrazio per l’attenzione. Passerei ora la parola al nostro Direttore, Stefan Walter, il quale illustrerà queste e altre attività che hanno caratterizzato la FINMA nel 2025. 

Enfasi sulla prevenzione e sulla tecnologia come fattori incisivi del futuro

Conferenza stampa annuale della FINMA, 21 aprile 2026 Marlene Amstad, Presidente del Consiglio di amministrazione della FINMA

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