Valutazione e approvazione degli strumenti di capitale computabili

Per sapere con certezza se è possibile computare strumenti di capitale di terzi nei fondi propri o meno, banche e commercianti di valori mobiliari possono rivolgersi ala FINMA per una valutazione. Nel caso delle banche di rilevanza sistemica, per il computo di determinati strumenti di capitale vige l’obbligo di approvazione.

In conformità all’Ordinanza sui fondi propri (OFoP), le banche e i commercianti di valori mobiliari devono disporre di fondi propri adeguati alla loro attività commerciale. L’OFoP cita essenzialmente tre elementi costitutivi dei fondi propri computabili:

  • i fondi propri di base di qualità primaria (Common Equity Tier 1), che comprende anche il capitale sociale versato e le riserve palesi;
  • i fondi propri di base supplementari (Additional Tier 1);
  • fondi propri complementari (Tier 2).

Fanno parte dell’Additional Tier 1 e del Tier 2 gli strumenti di capitale che, pur rappresentando nel bilancio il capitale di terzi, possono tuttavia anche servire ad assorbire le perdite.

Nessun obbligo di comunicazione

In linea di principio, banche e commercianti di valori mobiliari non sono tenuti a sottoporre alla preventiva autorizzazione della FINMA tali elementi costitutivi del patrimonio prudenziale computabile. Tuttavia non è insolito che sottopongano alla FINMA i nuovi strumenti di capitale previsti. In tal modo hanno la certezza di poter imputare o meno uno strumento di capitale ai fondi propri.

La FINMA valuta la qualità del capitale

La FINMA verifica la qualità del capitale dei nuovi strumenti di capitale, limitandosi essenzialmente alle emissioni pianificate di obbligazioni strutturate particolare, che sono qualificate come fondi propri di base supplementari o fondi propri complementari. Per rientrare nei fondi propri computabili, il capitale di terzi deve contribuire in maniera decisiva, nell’imminenza di un caso di insolvenza, al risanamento della banca o del commerciante di valori mobiliari. Ciò avviene mediante la conversione contrattualmente predefinita del capitale derivante da prestiti in capitale sociale oppure tramite una rinuncia totale e irreversibile al credito.

Le banche di rilevanza sistemica devono far approvare dalla FINMA il computo del capitale convertibile e del capitale derivante da prestiti con rinuncia al credito ai sensi dell’art. 127 cpv. 2 OFoP. Tale provvedimento mira ad assicurare che l’effetto di copertura delle perdite si realizzi nel modo previsto.